Templo de Kukulcán, Chichén Itzá

jueves, 2 de septiembre de 2010

Giorno21: Tulum


LE ROVINE SULLA SPIAGGIA

E pioggia sia! 
Mi sveglio nella notte con la pioggia che mi arriva sul naso, velocemente recuperiamo le nostre cose, zaino e zainone, e andiamo a rifugiarci in una tenda comune pensata apposta per queste emergenze; purtroppo siamo in tanti e scomodamente pigiati l'uno sull'altro, senza materassino..dormire non è facile. In un modo o nell'altro arriva la mattinata, con le ossa un po' doloranti decidiamo di non ripetere un'altra nottata del genere e di tornare a dormire in città. Ci costumiamo, lasciamo i nostri averi al rastone e andiamo a camminare in spiaggia, diretti alle rovine di Tulum. Le possiamo scorgere da lontano, dietro una scogliera, e un po' follemente decidiamo di provare ad arrivarci da li'..spirito mattutino di avventura incosciente.
La scogliera è molto appuntita e il sole già scalda, arriviamo in cima fradici e cerchiamo da li una specie di sentierino nella fitta vegetazione: sappiamo che le rovine sono dietro l'angolo. Finalmente troviamo la direzione giusta, dopo pochi metri vediamo le prime pietre. Quatti quatti le scavalchiamo, abbiamo fortuna e proprio in quel punto non c'è nessuno, ci uniamo cosi' alle schiere di turisti che in pochi minuti riempiono il sito. Le rovine sono tra le migliori viste in Messico, qui si che i Maya sono stati scaltri, hanno scelto un posto stupefacente dove vivere, altro che il calore soffocante della giungla: io voto caraibi. 
Dopo poco il caldo diventa insopportabile e decidiamo di tornare in spiaggia ad oziare, finchè nel tardo pomeriggio conosciamo Roberto, un messicano che ci offre escursioni e attrezzatura nonchè un passaggio all'ostello..recuperiamo lo zaino e gli affittiamo l'attrezzatura da snorkeling per andare domani ad Akumal a vedere le tartarughe marine. Tornati alla civilta' beviamo dell'ottima corona finchè affamatissimi cerchiamo un posto dove mangiare. Scorgiamo un "pizza pazza" con bandiera sarda, pieni di speranza andiamo a indagare ma scopriamo che è solo una catena di pizza al trancio poco attraente. In un altro eccesso di follia ( a questo punto anelavamo una pizza) siamo attirati da una pizza in classico stile americano, piena di ingredienti; decido di sfatare il mito e ne prendo metà con l'ananas..decisamente la parte migliore! Purtroppo anche la dimensione era americana, cioè enorme, camminiamo ballonzolanti e tenendoci la pancia cercando di smaltirla un poco, internettiamo finchè non rientriamo in ostello. Conosciamo Tito, un veneto in viaggio, con cui chiaccheriamo mentre tentiamo di digerire giocando a scopa.. sorseggio tequila e crollo a nanna.

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