LE TARTARUGHE GIGANTI
Questa mattina siamo belli riposati, dopo la notte scorsa dormire al coperto è stato appagante. Colazione e siamo pronti, ci avviamo alla fermata dei colectivi, che per pochi posos ci portano a 20km da Tulum, alla bahía Akumal. Arrivati in spiaggia andiamo a lasciare i nostri averi in un negozio di diving, dove scopriamo che la commessa é una ragazza italiana, che ci spiega dove andare a fare snorkeling: ovunque nella baia, se mai a sinistra l'acqua é piu limpida. Maschera, tubo e pinne e siamo in acqua, giá a pochi metri di profonditá comincia il terreno algoso, dove le tartarughe adorano banchettare, poche pinnate e ne avvisto una: non riesco a crederci, é enorme! Sará circa di un metro di diametro, rimane sul fondo a mangiucchiare alghe, quando risale per respirare passa a pochi centimetri da dove mi trovo, per nulla impaurita. Andando avanti ne vediamo di continuo, non avrei mai pensato fossero cosi' tante. Arrivo alla barriera corallina ed é un'esplosione di colori e pesci di ogni forma e dimensione, il bello é che sono tutti favolosi e dai colori sgargianti, anche quelli di pochi centimetri. Nuotando avvisto anche un paio di grandi razze, una bianca ed una blu-grigia, mentre nel rientro a riva all'improvviso mi trovo intorno sei pesci enormi, piu' grandi del mio busto, di colore verde, rosso e viola..mai fatto snorkeling cosi'.
Torno in spiaggia e dal nulla spunta fuori Eddie, il ragazzo tedesco che abbiamo conosciuto i primi giorni a Cittá del Messico. É davvero bello rivederlo, rimaniamo con lui e con un suo amico americano a pranzo raccontandoci i rispettivi itinerari (tra le righe, li' ho mangiato la miglior quesadilla finora), finché io ed Enrico ci incamminiamo per prendere il colectivo che ci porterá al cenote Dos Ojos; rimaniamo d'accordo con Eddie per trovarci domani al traghetto di Playa del Carmen per andare insieme a Isla Cozumel.
I Cenote sono grotte di acqua dolce che si trovano in tutta la penisola dello Yucatan, decidiamo di andare a visitare Dos Ojos, che pare sia uno dei piu' suggestivi; il nome significa due occhi, e sta ad indicare il fatto che sono due grotte collegate tra loro, parzialmente aperte, piu' una terza dove si puo' arrivare solo con lampade.
L'esperienza (e l'acqua gelida) ci lascia senza fiato, il posto è affascinante, con la lampada seguiamo la nostra guida in una caverna senza luce, tra stalattiti e stalagmiti dove Enrico pesta la testa, sopra di noi solo pochi pipistrelli coraggiosi.
Con almeno due gradi in meno sulla pelle torniamo a Tulum, dove per miracolo incontriamo Ja, oramai dati per dispersi. Loro ripartono in notte-mattinata, alle 3.30 am, quindi decidiamo di trovarci per cenare insieme, dopodiché andiamo a sbevazzare in un simpatico localino. E qui si manifesta ancora la tonteria messicana in veste di cameriera rimbambita che sbaglia il conto ( 2 bevande su 3), fortuna che siamo abituati a starci attenti e se i conti non tornano approssimatamente andiamo subito a controllare. Salutiamo Ja e proprio quando stiamo per tornare in ostello troviamo Tito, il simpatico veneto, con cui andiamo a bere l'ultima birra (nel mio caso l'ultima tequila, come faro' in Italia??), proprio quella fatta apposta per cadere addormentata appena tocco il letto.






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