Templo de Kukulcán, Chichén Itzá
domingo, 22 de agosto de 2010
Giorno10: San Juan de Chamula, Zinocantán
MEXICO: COMUNI E GALLINE SGOZZATE
Stamane mi sono svegliata proprio riposata, con tappi e mascherina non ho sentito nessuno in dormitorio, una meraviglia! La nostra idea è di uscire presto, di modo da essere al primo paesello per le 9. Purtroppo Carol mi ha capita male mentre bofonchiavo l'orario mezza addormentata (in effetti entrambe lo eravamo, visto che ieri si era abbioccata davanti a un film e ronfava quando l'ho trovata), per lei il ritrovo è quindi alle 9 davanti all'ostello, non un minuto prima nè dopo. Vogliamo andare a visitare dei paeselli qui vicini, in particolare San Juan de Chamula, dopo convivono ancora fortissime le tradizioni indie, e dove a quanto dicono sgozzano le galline nella chiesa. Ci incamminiamo alla ricerca di un colectivo che ci trasporti, in pratica dei pullmini adattati a taxi per l'appunto collettivi e molto economici. La cosa divertente è che qui non c'è una stazione, ma tante: oltre alla stazione ufficiale degli autobus, quelli che portano alle grandi città, ce ne sono almeno una cinquantina sparse nel nord del paese, ognuna con la sua destinazione. Troviamo abbastanza facilmente la stazione con destinazione Chamula e saliamo sul nostro pullmino, per fortuna già pieno, non dobbiamo aspettare neanche due minuti e partiamo. Arrivati a Chamula respiriamo il Messico per davvero, gli abitanti hanno tutti tratti indigeni ancora ben delineati e ognuno è vestito con l'abito tradizionale, nessuna eccezione. Da dove ci ha lasciato l'autobus ci basta proseguire dritto attraverso il mercato per arrivare alla piazza principale, dove troviamo la fantomatica chiesa. Io sono già abbastanza allarmata ad ogni gallina che vedo, e non sono poche, sembra che una persona su tre ne tenga un paio in mano. Facciamo il ticket per entrare in chiesa(!!!) ed eccoci sulla soglia, pronti ad entrare. Quello che troviamo ci lascia senza fiato. Innanzitutto scordate qualsiasi idea di chiesa che avete in testa se non per la costruzione esterna e qualche panca. La prima cosa che mi raggiunge, ancora prima di posare il piede a terra, è l'odore di incenso al limone fortissimo, e le urla dei bambini. Avanziamo di qualche passo prima di rimanere bloccati dalla folla, ci rendiamo conto che nella chiesa c'è un primo blocco al passaggio, dovuto a una quantità di madri con figli in attesa di farli battezzare nell'angolo in fondo alla nostra destra; in particolare notiamo una madre con in braccio una figlia strillante di circa 4 anni, è praticamente vestita da sposa per questo evento. Ai lati della chiesa ci sono delle teche che contengono le statue dei santi, saranno almeno una decina per lato. Superati i battesimi troviamo un tavolo che sembra fungere da altare, circondato da candele e da vecchie che pregano inginocchiate a terra, finalmente capiamo il perchè degli aghi di pino sparsi nel suolo, vengono ammucchiati come inginocchiatoio. Ad un lato un gruppo di uomini beve e fuma. Poco più avanti ci sono una quindicina di persone, sedute in cerchio attorno a un paio di donne che si adoperano attorno a delle casse da cui estraggono o ripongono vesti precedentemente piegate; le donne sedute li vicino invece stanno intrecciando stoffe e pettinando i ciuffi di nappe che andranno ad ornare i cappelli degli uomini. Attorno a loro una decina di musici suonano i loro strumenti, maracas, chitarre e simil-arpe, cantando litanie. Al lato della chiesa, ora che sono finite le statue dei santi, la parte femminile di intere famiglie è seduta a porre nel suolo e accendere candele colorate: dietro c'è tutto un rito, che comincia appunto quando di pongono a terra le candele, di diversi colori in base a quello che si chiede, salute fisica, amore o chissà che altro. Una volta finito di accenderle le donne rimangono a pregare, se cosi si puo' dire, e poi cominciano a passare sopra le candele piu' volte uova e bottiglie di bevande gasate. In effetti non capivamo il perchè di questi oggetti, indagando un po' pare che le uova siano per la salute (generico, non siamo riusciti ad ottenere di piu), mentre l'acqua gasata viene ben vista in quanto nella medicina maya si pensava che i rutti portassero via dal corpo le malattie.
Pazzesco, ci allontaniamo da San Juan de Chamula ancora scioccati dall'esperienza surreale di questa chiesa.
La tappa successiva è il viallaggio di Zinacantan, a pochi minuti di collettivo da Chamula, purtroppo il paesello non ci dice molto, è semideserto e l'unica nota colorata sono le donne vestite in abiti tipici violetti..gentili, se non fosse che dopo aver fatto una foto (alla strada dove per caso c'era anche lei) una di loro si è avvicinata per chiederci dei soldi. Pranziamo in un ristorantino con terrazza, che dopo pochi minuti viene avvolta da una fitta nebbia (quasi mi sembra di essere a casa).. visto che non abbiamo piani per il pomeriggio riusciamo ad estorcere informazioni agli autisti e decidiamo di andare a Oventic, la comune zapatista più vicina a San Cristóbal. Dopo un'ora e qualcosa di viaggio arriviamo a destinazione, dove un uomo con cappellino e volto coperto dalla classica bandana ci chiede documenti e motivo della visita. Aspettiamo fuori mentre vanno a controllare i nostri documenti, purtroppo l'esito è negativo: respinti insieme agli altri turisti. Di questi due sono italiani e dotati di mezzo di trasporto, scrocchiamo così un passaggio fino a San Cristobal, ottimo.
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