Templo de Kukulcán, Chichén Itzá

viernes, 27 de agosto de 2010

Giorno15: Selva Lacandona

 

IL SANTONE

La sveglia oggi suona alle 8, dopo una bella dormita ci avviamo a fare colazione nel comedor. Li' ci raggiunge la nostra guida, anche lui di bianca tunica vestito, che ci racconta dove andremo a camminare. Ha chiaramente una padronanza limitata dello spagnolo, ha un accento che pare quasi fracese, da come arrota le erre. Purtroppo scopriamo che non ci forniscono stivali (secondo i locali fanno puzzare i piedi, quindi non meritano considerazione), grande tristezza visto che la notte ha diluviato e ci siamo svegliati spaventati sentendo il tuono piu' tonante della nostra vita. In ogni caso c'e` poco da fare, io mi lego allo zaino le infradito e si parte in scarpe. Con noi ci sono anche due francesi, David e Jean, che non spiccicano una parola di spagnolo e che abbiamo conosciuto appunto aiutandoli nella traduzione: in questa piccola comunità le donne che gestiscono il campamiento a malapena parlano spagnolo, figuriamoci l'inglese. Dopo pochi minuti di cammino, appena il sentiero si immerge nella selva ci ritroviamo davanti il pantano e il rio che ha straripato e invaso tutto cio' che ha trovato vicino, ci togliamo le scarpe e siamo pronti ad andare avanti, in infradito o a piedi nudi. Non sono molto contenta, visto che in questa stagione il santone ci ha detto che i serpenti escono a cercare casita..lui è davanti a controllare che non ce ne siano di velenosi, ma noi siamo almeno 3 metri dietro, e si sprofonda fino alla caviglia. Decidiamo di affidarci al bianco guru e lo seguiamo nella selva. Ritroviamo i funghi a ventosa, che avevamo avvistato ieri a Yaxchilan, e scopriamo una serie di interessanti proprietà curative delle piante locali, quando non sono stritolate dal temibile MataPalo, avvistiamo farfallone giganti, iguane, una specie di porcellino roditore (cosi battezzato da Enrico) e fortunatamente niente serpenti. I soliti momenti divertenti quando chiediamo al santone che cos'era il porcellino roditore e di che si nutre: la risposta è una serie di nomi in maya incomprensibili..comunque piu' che roditore pare sia un animale fruttariano. Guadiamo diversi rii nel tragitto, incontriamo cascate e arriviamo ad un'ansa del fiume in cui confluiscono anche le acque trasparenti sotterranee: spettacolare. 
Tornati al campo pranziamo coi due francesi e decidiamo di siestare un poco, vista anche la carenza di attività ludico-esplorative. Per tirarci su di morale decidiamo di sperimentare la foglia-cartina che ci ha donato il santone, uno strato sottilissimo che ha tolto a una foglia simil palma. Ingredienti le foglie di coca che Enrico ha senza volere estradato dalla Bolivia..fortunatamente al confine Bolivia-Messico il doganiere padrone del cane che lo puntava si è limitato a sottrargli una banana, proponendogli in cambio una ricevuta di incenerimento della stessa.In serata ci riprendiamo con birra e un partitone a scopa, ancora aperto visto che dopo un pareggio siamo crollati addormentati.

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