Templo de Kukulcán, Chichén Itzá

lunes, 30 de agosto de 2010

Giorno18: Tikal


LA CAMMINATA INFINITA 

Dormivo cosi' bene nell'amaca, teneramente dondolando, con una copertina per le gambe e da arricciare come cuscino quand'ecco che la sveglia incombe: le 4.30, il momento perfetto per colazionare e partire coi primi raggi di sole. Il tempo di attaccare latte e cereali (altro che gocciole con ruggito) e comincia a piovere. Argh. Non c'è molta scelta se vogliamo arrivare a Tikal ad un orario decente, quindi antipioggia in spalla si comincia a camminare. In effetti passato l'acquazzone iniziale la pioggia si fa piu' leggera, merito la selva che ci inghiotte. Dopo un'ora che andiamo il caldo si fa sentire, soprattutto con la giacca antipioggia, che va bene il traspirare ma poverina, anche lei ha dei limiti. In effetti senza si sta molto meglio, e se non ti bagni per la pioggia di sicuro lo fai per l'umidità e il sudore che produci, quindi tanto vale non soffire il doppio il caldo.
Procediamo e procediamo, stavo giusto ingranando la marcia mattutina quando finiamo in una zona paludosa, che sotto la pioggia dà il meglio di sè inondando tutto il sentiero: quando possibile saltiamo da una parte all'altra sperando che i tronchi dove ci appoggiamo non siano troppo marci e il fogliame non sprofondi, altrimenti ci apriamo strade alternative, modulo la vegetazione fittissima che pare voler impedire ogni passaggio di animali superiori ai 10 cm di lunghezza.
Dopo una traumatica mezz'ora di fango abbandoniamo con immensa gioia la zona paludosa, e riprendiamo a camminare nella selva, camminare e camminare. La zona è tanto zanzarosa che dietro ognuno di noi c'è uno sciame di una cinquantina di zanzare, appena rallentiamo l'andatura le sentiamo ronzare nell'orecchio; quando ci fermiamo per una breve pausa dobbiamo accendere un fuoco e fare fumo con tutte le foglie che troviamo per cacciarle via ed evitare che ci massacrino. Zaino in spalla si riparte subito, il fango ci ha rallentati e dobbiamo recuperare. Tanto per cambiare camminiamo e camminiamo.. il tutto si complica quando incontriamo un rio esondato, addirittura il suo livello ha superato il ponticello della stagione delle pioggie, per guadarlo procediamo a piedi nudi nell'acqua rossa. Poco piu' avanti incontriamo il lago maya dal nome impronunciabile, bellissimo, un'atmosfera suggestiva, la sua superficie sembra densa, verde chiaro, e non mi stupirei se ne emergesse uno dei coccodrilli che lo abitano.
Dobbiamo guadare anche il lago, e questa volta la faccenda si fa decisamente piu' avventurosa, un tronco nel mezzo e dei paletti per tenerti in equilibrio: mentre lo attraverso intono la colonna sonora di indiana jones.
Miracolosamente nessuno di noi cade preda dei coccodrilli, nonostante gli attimi di panico che ha provato Miri su quel palo anche lei è stata tratta in salvo. E si riprende, nessun evento particolarmente interessante, se non che cominciamo ad essere veramente stanchi..per fortuna siamo in un posto spettacolare, e anche se provati, il silenzio della giungla pieno di rumori ci ripaga, tra il cadere delle gocce di pioggia dagli alberi, il fruscio delle foglie e le scimmie urlatrici che appena invadiamo il loro territorio ci minacciano con le loro grida terrificanti. Non che manchino le difficoltá a distrarci: per esempio le nostre guide Alfredo e Vladimir, che si alternano davanti a noi, non raggiungono il metro e 50, quindi il secondo andante si invischia di continuo la testa di ragnatele..visto che Miri rimane sempre indietro questo simpatico ruolo spetta sempre a me o a Enrico; tutto bene finchè Enrico quasi non si mangia un ragno enorme! Insomma, tra guardare dove passa la tua testa e dove metti i piedi ci teniamo occupati..ed ecco che arriva la pausa pranzo e la lieta novella: un'ora e mezzo alle rovine. Di buon umore mangiamo e ci avviamo spediti, purtroppo ricadiamo in una zona melmosa, nonostante il nostro impegno oramai siamo alla frutta, arriviamo alle rovine completamente stremati. Quando ci togliamo le scarpe fatico a riconoscere i miei piedi: sono completamente bianchi e grinzosi, in effetti dovevo aspettarmelo dopo essere finita nelle pozzanghere. Ci laviamo nel bagno vicino a un baracchino e ci gustiamo una meritatissima birra gelida..ahhhh!
Un breve momento di pausa, scambiamo i contatti con Miri (per poi perderli dopo poco sigh) ed eccoci a visitare Tikal, la capitale dell'impero maya. Il sito è spettacolare e pieno di animali, lo giriamo per un paio di ore fino a crollare verso un pullmino, tornata in ostello zoppicante ho a malapena la forza di rimanere sveglia per la cena, miracolosamente resisto e proviamo una delle specialità vegetali della zona in un accogliente locale lì vicino. Quasi rischiamo di lavare i piatti per la carenza di dinero, ci riusciamo ad organizzare e compriamo addirittura (post prelievo) un'amaca guatemalteca :-) A questo punto solo rimane una meritatissima nanna, che piu' che meritata sarà breve, domani sveglia ancora alle 4.30 per prendere il pullmino per Chetumal, Messico!

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