Templo de Kukulcán, Chichén Itzá
jueves, 26 de agosto de 2010
Giorno14: Yaxchilan, Bonampak
TRA MEXICO E GUATEMALA
Sveglia all'alba ed eccoci in pullmino diretti a Yaxchilan. Pausa colazione per strada, e come ogni mattina io ed Enrico ci domandiamo come fanno i messicani a mangiare le stesse cose da colazione a cena: un mistero. Rifocillati rientriamo in pullmino, e in viaggio lo scalmanato autista cicciottello da il meglio di sè: è un grande fan del walkie-talkie, con cui tutti gli autisti locali scherzano tra loro, ed ha a disposizione un paio di cd, di cui uno di cover spagnole, vi linko la grande perla http://www.youtube.com/watch?v=Qakt4PcghAQ.
Insomma, sopravviviamo alle cover e arriviamo a destinazione, subito l'aria calda e umida del fiume ci avvolge: siamo sulle rive del rio Usumacinta, confine naturale tra Mexico e Guatemala. L'autista ci porta al porticciolo, dove ci imbarchiamo in dodici su una piccola lancia, trenta minuti di navigazione ed eccoci alle rovine di Yaxchilan. Il sito è spettacolare, immersi nella giungla camminiamo tra le rovine. Il primo edificio che incontriamo è il cosiddetto labirinto, che per l'appunto è un labirinto, dove il sole arriva solo alle porte, e i tunnel sono dimora di pipistrelli e ragni grandi quanto una mano. L'aria è soffocante, anche camminare è davvero faticoso, decidiamo quindi di affrontare l'imponente scalinata che porta al tempio sovrastante la piazza principale. Da li' prendiamo uno stretto sentierino nella selva per andare a visitare un altro complesso, la natura ci ripaga mostrandoci una piccola parte della fauna locale. Le due ore della visita volano, e già siamo sulla lancia di ritorno, pranzo e pullmino per andare a Bonampak. Qui ritroviamo due italiani che erano con noi in mattinata, Paolo&Paolo, e conosciamo anche due napoletani di Napoli con cui passiamo una caldissima quanto divertente ora sulla cima dell'unico edificio che si possa chiamare tale di Bonampak. Ci separiamo al pullmino e in pochi minuti arriviamo al nostro campamento, al margine della selva Lacandona. Sistemati in una costruzione con tetto a capanna, tipica della zona, ci rimane poco da fare prima di cena: in quello che chiamano paese c'è solo un mini supermercato, per così dire, e un unico bar dove ci rifugiamo. Il gestore è un indigeno svampito vestito di tunica bianca, dallo sguardo pazzoide, che vive li' di fianco assieme alla numerosa famiglia.Torniamo al campamento sotto la pioggia, giusto in tempo per la cena, un piatto di quesadillas servite con riso e guacamole, bevanda inclusa: the. Conosciamo gli altri componenti del gruppo, tra cui una coppia di tedeschi molto divertenti che hanno studiato quest'anno in Messico e ora stanno girando Chiapas, Guatemala e Yucatan, lo stesso giro che pensiamo di fare anche noi, senonchè senza tappa nella selva lacandona. Crolliamo addormentati poco dopo la cena.
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