Templo de Kukulcán, Chichén Itzá

viernes, 20 de agosto de 2010

Giorno8: Puerto Escondido


SERGIO E L'ARRIVO DELLA TEMPESTA

Ci svegliamo presto, e subito ci avviamo per il paese, alla ricerca della stazione degli autobus, il "terminal de camionetas" eheh alcuni termini messicani sono davvero divertenti, dicono sempre "ahorita" per esempio, o "retirado" al posto di "lejos" per dire lontano; se si conosce il castigliano, una volta in Messico ci si spancia dalla risate. In ogni caso, recuperiamo i biglietti per San Cristobal de las Casas, con 13 ore di viaggio notturno a partire dalle 21. Quindi una meritatissima colazione dei campioni con dei plumcakes buonissimi, e siamo pronti per la spiaggia! Troviamo dei cocchi dietro la nostra cabaña, ci appropriamo di uno di essi e lo portiamo con noi allo Smart, dove Sergio lo apre, cosicché ci beviamo del fresco latte di cocco e ci pappiamo la polpa, che pero' non é morbidissima. Dobbiamo ancora migliorare la nostra vista alla caccia al cocco tenero. Condividiamo il cocco con Sergio e il suo aiutante alla cucina, tra una chiacchera e l'altra ci beviamo un paio di birre insieme, Sergio é proprio un tipo alla mano, buono e gentile, anche se non capiamo come possa gestire un bar: appena deve fare piu' cose insieme si agita tantissimo e inciampa, é proprio un personaggio simpatico. Rimanendo nel chiosco ci racconta della sierra li' vicino, dove in alcuni periodi dell'anno va a meditare, con l'aiuto di funghi allucinogeni che crescono sulle montagne e che chi sa riconoscere puo' mangiare senza correre rischi. Sono esperienze che lo avvicinano alla sua concezione di Dio come madre terra, che lo fanno entrare in contatto con la natura aumentando le sue percezioni psichiche. Ci racconta anche la storia di Puerto Escondido, che tutt'ora é punto di scalo del traffico della droga, all'angolo della baia approdano spesso nella notte barconi misteriosi dove avvengono gli scambi. D'altronde la zona é produttrice di una delle migliori qualitá di mariuhana del Messico, coltivata nella sierra.
Come ogni giorno in Messico arriva l'acquazzone, e all'avvicinarsi della sera si vede in lontananza una perturbazione avvicinarsi, era da giorni che i surfisti l'aspettavano: in spiaggia ci sono telecamere pronti a riprenderli su queste onde altissime, che solo a guardarle incutono timore, alcune si estendono in lunghezza per tutta la baia, formando tubi (la parte dove l'onda si richiude su se stessa) lunghi un chilometro.
I surfisti si avvicinano alle onde aiutati dalle moto d'acqua che li lasciano sulla cresta, quindi scendono sull'onda e la cavalcano; ne vedo almeno un paio che escono ancora sul surf dal tubo, spettacolare. Al primo che viene preso dal tumulto dell'onda mi spavento, ma Sergio mi spiega che con queste onde tanto forti i surfisti escono illesi, basta usare una tecnica particolare: ribaltare la tavola sopra di sé mentre passa l'onda. Rimango dell'idea che per surfare su onde del genere bisogna avere un bel po' di coraggio.
Purtroppo arriva il momento dei saluti, Sergio ci prepara dei burrito da portar via, é proprio un personaggio fenomenale, lo abbracciamo riconoscenti per tutto quel che ci ha dato in questi giorni e ci avviamo a prendere l'autobus.

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