Templo de Kukulcán, Chichén Itzá
miércoles, 18 de agosto de 2010
Giorno5: Taxco
TAXCO E GESU' CRISTO COMPAGNONE
Eccoci a Taxco, un ridente paesello sulla strada DistrictoFederal-Acapulco.
Siamo arrivati ieri sera, e già Enrico lo classificava come seconda scelta di posto dove andare a morire; primo la giungla.
É un posto molto carino e suggestivo, ricorda un po' Granada per il sali scendi e la pendenza oltre il 40% delle stradine e anche per le tante terrazze, mentre i colori sono diversi (niente blu) ed è un po lasciato a se stesso, carente di cure.
Qui l'ospitalità è veramente fortissima, sono tutti gentili e sorridenti, se chiedi informazioni rischi di sentirti raccontare la storia di famiglia, a partire dallo sbarco in Baja California.
Arriviamo e cerchiamo l'ostello, in via dei Pajaritos (uccellini), lo troviamo in un groviglio di vie e lasciamo zainoni in un dormitorio da sei miracolosamente vuoto, con bagno con porta da saloon tutto per noi ed enorme terrazza al piano di sotto. Ci rendiamo subito conto del perché la via porta tale nome: la citta' é piena di cavi e quelli della via sono pieni zeppi di passerotti. Purtroppo era sera e non li abbiamo immortalati, ma arrivare alla piazza centrale, lo Zócalo, passandoci sotto é stato come attraversare un campo minato.
Affamatissimi usciamo alla ricerca di nutrimento, scartiamo i primi 6 ristoranti che incontriamo dopo una sola occhiata alla carta (menu) e cerchiamo un posto meno caro, scartiamo pure un ambulante di tacos (ne abbiamo piu che abbastanza e la nostra pancia- specialmente la mia, quella di Enrico pare di ferro- invoca del cibo un po piu sano) e ci rifugiamo in questa "hamburgueseria". Dopo un'oretta comincia a piovere un poco, noi stupidamente ce ne freghiamo bevendo margarita finché l'intensità aumenta a un diluvio, dopo 15 minuti le strade non si vedono piu sotto lo strato di almeno 5 cm di acqua che fluisce per queste stradine scoscese. Quando oramai ci casca la testa sul tavolino per il sonno e la pioggia ha un poco diminuito da torrenziale a semplicemente tanta, decidiamo di affrontarla e tornare in ostello.
Mi imbacucco nel cappuccio, tiro su i pantaloni e siamo pronti. Dopo 100 metri, al primo incrocio, ci fermiamo sotto una tettoia: dalla stradina che incontriamo scende letteralmente un torrente d'acqua. Qui non sto proprio esagerando: era impressionante. Oramai zuppi e con l'acqua alle caviglie lo attraversiamo, ma non riesco ad evitare di fermarmi a sbirciare: da quelli che erano i gradini della scalinata/stradina il torrente scende come una cascata! Increduli per quel che vediamo riprendiamo a correre, Enrico si toglie addirittura le ciabatte, ridendo come due cretini per l'assurdita della situazione torniamo a casa zuppi.
E finalmente dopo una doccia calda mi faccio una bella dormita, svegliandomi solo mezz'ora prima della sveglia! Ingrano il fuso sísísí!
Abbiamo prenotato l'autobus per Acapulco, prossima tappa, dopodiché una bella camminata di una ora e qualcosa per il paese (ricordo la pendenza media del 40%) fino ad arrivare in cima, giusto sotto i piedi dell'enorme statua di Gesu Cristo Compagnone che veglia dall'alto su Taxco e limitrofi.
Stanchi ma felici torniamo quindi in giu, decisamente piu leggeri di almeno 1 chilo di sudore, per farci un giro per il mercato e mangiare qualcosa.
Il mercato è fenomenale, si estende per un bel po del paesello, in viette/scalinate larghe 2 metri e ricoperte di mercanzia della piu varia, in un susseguirsi di sali e scendi dove ti perdi con estrema facilità e ne resti invischiato senza capire come uscirne.
Nonostante la padronanza della lingua non sempre è facile capire quel che stai per mangiare (domanda: scusi, cos'e un pozuelo? risposta: ah si, gialli verdi e rossi. ??????) ma per ora ci è andata bene, modulo birra con soia, e riusciamo a papparci una carne immersa in qualche strana salsa piccante con fagioli riso e le immancabili tortillas calde. Dessert: un mega frullato di frutta (mango e una cosa mai provata prima, guayaba) davvero buonissimo. Finalmente!
Nel tardo pomeriggio prendiamo l'autobus per Acapulco, dopo un lungo viaggio pieno di tornanti arriviamo in stazione, dove prendiamo un taxi per farci scaricare all'ostello che ci consiglia la Lonely (il meno caro). Tutti i nostri timori si avverano in un colpo solo: la città è davvero un obrobrio architettonico, un dito nell'occhio al Messico, inoltre diluvia e c'è un caldo insopportabile.
Le descrizioni dell'ostello si rivelano terribilmente giuste, la camera era descritta come "piccola ma essenziale, in stile giapponese", frase con cui l'autore si riferiva, secondo me con un qual certo gusto ironico, a un dormitorio per quattro persone di 2x2,50 metri abbondando coi centimetri. Per fortuna non è pieno e siamo soli nel nostro loculo, anche perchè con altri due backpackers saremmo morti soffocati nella notte.
Vista la pioggia torrenziale e i locali con immagini di donnine nude decidiamo di rimanere in ostello a mangiare qualcosa, beviamo una birra, scrivo un po' di diario e vado a dormire; devo ammettere che i letti erano essenzialmente comodi.
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