CHIAPAS!
Arriviamo alle 10 del mattino a San Cristobal de las Casas, in Chiapas. Il clima é decisamente piu' fresco, da felpa se non c'é il sole. Appena usciti dalla stazione veniamo letteralmente assaliti da promotori di ostelli: all'inizio si avvicina un ragazzo, poi un altro, poi una ragazza, quindi una vecchia, un altro ragazzo, il primo che propone un ostello diverso, e un altro ancora. Di fianco a noi due guidatori di autobus ridevano a vedere la nostra espressione costernata, e ci hanno suggerito di alzare la domanda richiedendo una bevuta di tequila inclusa nel prezzo dell'ostello. In effetti tra loro erano molto competitivi, alla fine abbiamo scelto un dormitorio molto conveniente, con trasporto taxi da scalare dal prezzo. Nel dormitorio troviamo un messicano ancora profondamente addormentato, deve aver preso uno sbronza mica male a giudicare da come se la russa, nessun rumore pare turbare il suo sonno catatonico. Di sveglia invece c'é una ragazza cinese, il cui nome in versione inglese é Carol (non mi azzardo a tradurre la fonetica del nome cinese), vive in Fracia da molti anni (ne ha 41, dice Enrico) e viaggia sola tra USA e Messico. Decisamente una tipa stramba, non sa il significato della parola giungla (e non ci sono problemi di incomprensione linguistica) e quando Enrico le mostra le foto coi serpenti inorridisce letteralmente.
Partiamo a fare un giro del paese, non male, ma nemmeno ci entusiasma. Come molti paeselli visti ha ogni tanto scorci affascianti, ma in generale l'impressione é di degrado. Facciamo un po' il giro dell'oca, vediamo di templi e chiese e soprattutto passiamo per il mercato, molto turistico. Io ormai sto diventando una esperta di amache, mi informo per bene, la voglio comprare ma non prima di una settimana alla fine del viaggio, per evitare di portare peso in piu.
Giriamo ancora, prenotiamo l'autobus per Palenque di dopodomani e pianifichiamo che fare in questi giorni. Dopodiché l'acquazzone tropicale torrenziale ci coglie, ci rifugiamo quindi a pranzare in un baretto, dove aspettiamo che la pioggia diminuisca in intensitá. Nel rientro all'ostello ci fermiamo a bere un caffé, finalmente non la solita miscela di nescafé ma vero caffé autoctono! Chiaramente é allungatissimo, ma una delizia per i nostri palati, soprattutto per quello di Enrico, che dopo tre mesi di brodaglia annacquata é in crisi di astinenza da buon caffé. Torniamo in ostello a lavarci e riprenderci un po', poi usciamo a bere un ottimo margarita prima di cena..al momento il migliore per me; cena e a nanna presto, assonnatissima per la carenza di sonno in autobus.
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